La Carie Dentale

I fattori determinanti la carie dentale.

La carie è una patologia determinata da tre fattori fondamentali: batteri ad attitudine cariogena, una dieta ricca di zuccheri e la predisposizione personale del paziente.

La carie attacca e distrugge progressivamente i tessuti duri del dente: in particolare, i microbi della placca batterica -­ nutrendosi degli zuccheri che assumiamo con la dieta -­ producono sostanze acide in grado di provocare la demineralizzazione del dente che, aggravandosi, può produrre una cavità cariosa sulla sua superficie.

Le lesioni cariose si possono classificare -­ in ordine alla loro localizzazione -­ in coronali (ovvero, che interessano la corona del dente) e radicolari (che colpiscono, cioè, la radice).

La carie coronale si può manifestare sia nella dentatura decidua che in quella permanente: generalmente compare nei solchi intercuspidali della faccia occlusale, sulle superfici lisce delle facce approssimali al di sotto del punto di contatto dei denti, sulle zone cervicali (il colletto) e sui cosiddetti forami ciechi.

La carie radicolare è una lesione progressiva che colpisce il cemento radicolare, che si espone quando la gengiva si retrae, ma può interessare anche la dentina sottostante, fino alla polpa. Questo genere di carie è caratteristica dell’età adulta: colpisce quasi esclusivamente dai quarant’anni in poi, con una prevalenza massima intorno ai sessanta anni.

La carie iniziale può presentarsi a livello dello smalto con una chiazza biancastra opaca sulle superfici lisce, oppure con aree scure pigmentate nei solchi e può essere asintomatica. Nelle lesioni interprossimali si può percepire un fastidio dovuto alla sensazione da corpo estraneo, frequentemente con irritazione del parodonto e con possibile sanguinamento della gengiva interdentale dovuto a ristagno di cibo e batteri.

Al contrario, quando la carie si estende in profondità fino a colpire la dentina, presenta una sintomatologia più evidente che può orientare nella diagnosi. Il dolore dentinale si verifica in risposta alla stimolazione meccanica (come la masticazione o lo spazzolamento), chimica (classicamente cibi dolci o acidi) o termica (caldo-­freddo).

La carie radicolare si presenta come un’area di cemento rammollito fortemente pigmentato in marrone: la sintomatologia è analoga a quella della carie coronale in rapporto con l’esposizione di dentina e con i meccanismi di difesa che in essa si verificano.

Si parla, infine, di carie perforante quando raggiunge ed espone la polpa, che è quel tessuto del dente ricco di vasi sanguigni e terminazioni nervose. In questo caso si sviluppa una risposta infiammatoria chiamata pulpite, caratterizzata da un aumento di sensibilità del dente agli stimoli termici e, talvolta, da dolore spontaneo anche intenso. Il dolore da pulpite è diffuso, spesso irradiato a distanza e il paziente non riesce a distinguere il dente responsabile. Se il processo carioso persiste, la reazione infiammatoria può diffondersi all’interno del canale o dei canali della radice fino a provocare la morte completa della polpa (necrosi pulpare).

Dalla necrosi pulpare può svilupparsi - a livello dell’osso che circonda e sostiene il dente -­ una lesione infiammatoria cronica chiamata granuloma, che può essere assolutamente asintomatica e può essere diagnosticata solo in seguito ad un controllo radiografico. Se, poi, i germi superano la barriera dei canali radicolari e passano nei tessuti parodontali si potrà verificare un ascesso (raccolta purulenta)caratterizzato da gonfiore dei tessuti molli e dolore localizzato. In questi casi, di solito, il paziente è in grado di indicare il dente responsabile, su cui può avvertire dolore alla masticazione o sentire il dente allungato. L’ascesso può trovare una via di drenaggio (fistola) attraverso la gengiva o, ma solo in rari casi, attraverso la cute.

 

Si può verificare una carie su un dente già otturato o già devitalizzato?

Ogni superficie dentale esposta alla placca batterica può essere attaccata dalla carie e quindi sia il dente già otturato che il dente già devitalizzato possono cariarsi, ma nel secondo caso non si verificherà dolore.

La gravidanza e l’allattamento possono essere considerati fattori predisponenti alla carie?

Sia per la gravidanza che per l’allattamento ad oggi non esiste alcuna convincente dimostrazione di una possibile correlazione con la carie. L’ipotesi di una sottrazione dallo smalto e dalla dentina di sali minerali necessari alla formazione del nuovo organismo è priva di un razionale fondamento. Piuttosto, si devono ipotizzare altre possibilità nel giustificare l’esistenza di un rapporto fra incidenza di carie e gravidanza (mai dimostrato sicuramente) quali: squilibri endocrini, modificazioni qualitative della saliva e soprattutto ridotta igiene orale.

Come è possibile diagnosticare la carie?

Attraverso visite periodiche dal dentista durante le quali vengono osservate direttamente le superfici accessibili previa corretta pulizia, asciugatura e illuminazione delle stesse in maniera da valutare alterazioni del colore dello smalto o individuare la presenza di cavità aperte. L’esame viene generalmente completato attraverso l’esplorazione delle superfici con lo specillo e attraverso un esame radiografico, quest’ultimo fondamentale specialmente per la diagnosi delle lesioni interprossimali. Le radiografie aiutano anche nella scelta d’intervento: la presenza di una lesione dentinale evidente radiograficamente impone la necessità di intervento, mentre in caso di mancata individuazione della stessa potrebbe essere più indicato un trattamento di prevenzione. I tipi di esami radiografici per la diagnosi di carie sono quelli tipo bite-­wing o periapicali.

 

 

Quali sono i principali indicatori e fattori di rischio per la carie?

Questi si possono fondamentalmente riassumere in tre punti: predisposizione dell’ospite (familiarità, stato socio-economico, igiene orale inadeguata, esperienza precedente di carie, inadeguata esposizione al fluoro, malattie sistemiche che riducono il flusso salivare), presenza di batteri acidogeni e tipo di alimentazione (frequenza di assunzione di zuccheri). In particolare, la combinazione di igiene orale insufficiente e frequente assunzione di zuccheri comporta un “rischio” molto elevato di ammalarsi di carie.

E’ possibile prevenire l’insorgenza della carie?

Attualmente i mezzi di prevenzione della carie si basano tutti sul controllo della placca batterica, sulla regolazione della dieta e sull’impiego del fluoro. La placca batterica deve essere eliminata nel modo più completo e regolare possibile con adeguate procedure di igiene orale, dedicando una particolare attenzione alle superfici interprossimali mediante l’uso del filo interdentale. Nelle recenti ricerche si è osservata una correlazione fra qualità di igiene orale e incidenza della carie. L’uso di dentifrici al fluoro è consigliabile: è stato riportato che la rimozione della placca con lo spazzolino senza dentifricio al fluoro potrebbe non essere efficace contro la carie. I pazienti devono essere informati sul rapporto fra dieta e salute dentale. La cariogenicità di una dieta non è determinata dalle quantità assolute di carboidrati fermentabili ingeriti, bensì dalla frequenza della loro assunzione. E’ necessario quindi ridurre al minimo il numero di spuntini cariogeni, in particolare eliminare quelli notturni. Altro metodo di notevole successo per la prevenzione della carie è rappresentato dall’impiego del fluoro che esplica le seguenti funzioni: 1-­ trasformazione parziale del cristallo che compone lo smalto dentale (idrossiapatite) in un cristallo più “resistente” (fluorapatite); 2-­ azione antibatterica e antienzimatica e 3-­ miglioramento della cristallinità dell’apatite. Il fluoro può essere somministrato sia per via interna che per via topica. Per pazienti con alto rischio carie risulta consigliabile una combinazione di diversi metodi di fluorizzazione.

La sigillatura delle fessure, infine, è una tecnica collaudata per la prevenzione delle carie in queste aree, soprattutto in giovane età. Tuttavia ha senso solo se viene eseguita correttamente, per pazienti che presentano un rischio carie superiore al normale e se usata unitamente a misure preventive per tutte le altre superfici.

Deve essere estratto un dente con un granuloma?

La più moderna letteratura scientifica ci riferisce che una larga maggioranza di denti con lesioni periapicali croniche (granulomi) possono essere curati e possono sopravvivere anche per lunghi periodi di tempo.

 

 

 

 

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